IL BERGAMOTTO

L’ECCELLENZA DI REGGIO CALABRIA NEL MONDO

 

 

 

UNA NATURA UNICA

E’ profumatissimo. Assomiglia all’arancia ma ha il colore giallo brillante del limone. E’ un frutto che non si sa da dove viene né con precisione com’è nato. Si coltiva solo in una ristretta fascia costiera nel sud della Calabria e il suo nome ha un’origine controversa. Eppure nel corso degli ultimi quattro secoli è stato oggetto di ammirazione, meraviglia e profondo interesse da parte di botanici, medici, ricercatori, grandi chef, esperti di benessere e famosi creatori di profumi.

E’ il Bergamotto di Reggio Calabria, il leggendario “beg-armudi”, ovvero “pero del signore”, che per un concatenarsi di fortuite e fortunate circostanze legate al clima e alla morfologia del territorio ha potuto crescere e svilupparsi con successo unicamente in una circoscritta e limitata zona della terra calabra, diventando nei secoli una risorsa economica di fondamentale importanza per l’intera regione e una specialità agrumaria esclusiva ricercata in tutti i continenti. La spiegazione di questa grande popolarità si cela nella parte esterna del frutto, precisamente nell’essenza dorata che si ricava dalla lavorazione mediante “pelatura” della sua buccia: il famoso “Oro Verde”, l’olio essenziale di bergamotto di Reggio Calabria dalle proprietà uniche e molteplici. La ricerca di un’autentica e più profonda sintonia con tutto ciò che è naturale e proviene dalla natura rende oggi più che mai prezioso il bergamotto, confermando il suo ruolo di primo piano nel nostro star bene.

 

IL GIALLO SULLE SUE ORIGINI

Nonostante la grande notorietà e le infinite virtù, il bergamotto resta un mistero botanico. Il colore giallo potrebbe indicare che l’agrume sia una mutazione genetica del limone, dell’arancia amara o della limetta ma questa tesi non è condivisa da tutti i botanici. C’è chi afferma che il bergamotto appartiene a una specie ben distinta (Risso e Poiteau) e chi lo classifica come una sottospecie dell’arancio amaro (Swingle). Tra l’altro, se si pianta un seme di bergamotto, la piantina che nasce non è bergamotto ma arancio amaro (o selvatico) e solo in un secondo momento quest’ultimo può essere innestato a bergamotto.

Anche sulla provenienza del bergamotto aleggia il mistero. Secondo un’affascinante ma improbabile ipotesi il frutto sarebbe originario delle Canarie o delle Antille: la scoperta si dovrebbe a Cristoforo Colombo, che portò con sé la pianta nel viaggio di ritorno. Alcuni studiosi, invece, reputano che la patria del bergamotto sia la Cina o la Grecia; altri danno per certa la provenienza spagnola. A tal proposito si narra che il moro di Spagna vendette un ramo di bergamotto per diciotto scudi ai signori Valentino di Reggio Calabria, che a loro volta lo innestarono su un arancio amaro in una loro proprietà nella contrada Santa Caterina, un quartiere della città di Reggio Calabria. Il legame tra l’agrume e il capoluogo calabro sarebbe rafforzato da un dato storico: già nel XIV secolo era nota l’esistenza nel sud della Calabria di un frutto dalla natura unica, il “limon pusillus calaber”. A una più approfondita analisi, considerati i mezzi di trasporto di quel tempo e la particolare natura della pianta, la provenienza autoctona sembra l’ipotesi più probabile. Tra l’altro esiste una testimonianza storica che comprova la notorietà e l’utilizzo del bergamotto in pieno rinascimento. Alla corte di Cosimo I de’ Medici, duca di Firenze dal 1537 e Granduca di Toscana dal 1569 al 1574, Bernardo Buontalenti, grande genio dell’epoca, stupì tutti creando un sorbetto composto da “una crema aromatizzata con bergamotto, limoni ed arance”, refrigerata con una miscela di sua invenzione.

 

IL VIAGGIO VERSO IL SUCCESSO

Il primo grande successo del bergamotto si verificò in Francia, alla corte di Luigi XIV, tra i fasti di Versailles. Un gentiluomo siciliano, Francesco Procopio, si presentò alla reggia portando con sé dei fusti di rame che contenevano un misterioso liquido dal profumo intenso. In quell’acqua ambrata erano concentrate le proprietà di un agrume da lui scoperto durante il passaggio dallo stretto di Messina. Fu l’inizio della sua fortuna. L’acqua al bergamotto (era questo il nome del misterioso liquido) inebriò e conquistò tutti i presenti. A Versailles in quell’epoca c’erano circa 15.000 persone tra nobili, dame, cortigiani e servitù: una platea davvero d’eccezione per un debutto altrettanto fuori dell’ordinario. L’acqua al bergamotto, infatti, dimostrò di possedere delle eccezionali proprietà igienizzanti in grado di porre rimedio ai problemi provocati dal divieto vigente dell’uso dell’acqua, responsabile secondo la classe medica di quell’epoca, della diffusione della peste e di tante infezioni. Il portentoso liquido donò agli ambienti regali una nuova, inusitata freschezza e una salubrità più consona alla maestà del luogo.

 

IL FRUTTO CHE FA NASCERE I PROFUMI

L’acqua di bergamotto in breve tempo sostituì i profumi forti e speziati usati in quell’epoca. E fu così che spruzzare sulle tempie, sul corpo e sugli abiti la nuova essenza diventò una procedura indispensabile dell’igiene mattutina di regnanti e nobili di tutta Europa. Il profumo del bergamotto conquistò anche le tavole più raffinate. Il lungimirante siciliano, infatti, introdusse la novità delle “acque gelate”, ovvero le attuali granite, e gli squisiti sorbetti agli agrumi o al bergamotto. Galvanizzato dai consensi, Procopio si trasferì a Parigi e fondò nel 1686 il “Caffè Procope”, il più antico Caffè del mondo, di fronte alla Comédie Française dove si esibiva la celebre Compagnia di Molière. Ancora oggi nel locale si possono ordinare le esclusive granite e i profumati sorbetti al bergamotto che estasiavano i parigini di quel tempo.

La popolarità del bergamotto crebbe ancora durante il ‘700. Nella facoltosa e colta città di Colonia, nel cuore della Germania, un altro geniale italiano, Gian Paolo Feminis, creò e brevettò nel 1704 “l’aqua mirabilis”, la prima acqua di toeletta destinata a diventare in seguito la celebre “Acqua di Colonia” in ricordo della città dove era stata prodotta. Feminis lasciò in eredità la ricetta a Giovanni Antonio Farina, che continuò l’attività tramandandola alla sua famiglia. L’aromatica essenza del bergamotto divenne l’ingrediente più prezioso e ricercato nella composizione dei profumi più prestigiosi destinati all’aristocrazia e all’alta borghesia internazionale. L’essenza fu utilizzata con successo anche nella cosmetica e in tutti i prodotti di toilette. La domanda di olio essenziale di bergamotto di Reggio Calabria in poco tempo superò le disponibilità dell’offerta. Per ovviare a questo problema, la coltivazione della pianta fu intensificata in tutta l’area vocata di Reggio Calabria.

Nella seconda metà del settecento e durante tutto l’ottocento la coltivazione del bergamotto e la lavorazione dell’essenza divennero le principali attività economiche del territorio reggino. L’aumento della capacità produttiva e le nuove opportunità commerciali, legate alla diffusione dell’acqua di colonia, portarono importanti benefici a tutta l’area. In quel periodo la provincia di Reggio funzionò come un vero e proprio centro propulsore di benessere e sviluppo per l’intera Calabria. Le piantagioni sorsero numerose sia nella zona costiera a nord che a sud-est, creando una lussureggiante e profumata cintura che racchiudeva la città del bergamotto.

La crescita della produzione intensiva andò di pari passo con l’attenzione per la qualità. Nacque a Reggio una nuova figura professionale, il “maestro spiritaro” o “sfumatore”, particolarmente abile nel trattare o selezionare i frutti, lavorare la scorza ed estrarre l’essenza. Il punto d’incontro tra le esigenze quantitative e quelle qualitative si ottenne verso la metà dell’ottocento, grazie a una invenzione rivoluzionaria che rese obsoleto il procedimento di estrazione eseguito manualmente. La portata del cambiamento fu immensa. Il metodo di estrazione a mano denominato “a spugna”, consisteva nel tagliare i frutti a metà, cavare la polpa con un rastrello e poi comprimere con movimento rotatorio della mano la scorza contro una spugna naturale, in modo da far sprizzare dagli otricoli l’essenza. L’olio essenziale di bergamotto, insieme al liquido delle scorze, veniva spremuto in un recipiente chiamato “concolina” e poi separato per decantazione. Tutto questo ebbe fine nel 1844, quando Nicola Barillà, un cittadino di Reggio, introdusse un cambiamento radicale, inventando la “macchina calabrese”. L’invenzione non solo abbreviò sensibilmente i tempi di estrazione snellendo le modalità, ma ebbe anche il grande merito di garantire un’essenza di qualità decisamente superiore rispetto a quella ottenuta con il procedimento “a spugna”. L’utilizzo della macchina calabrese si diffuse presso tutti i coltivatori di bergamotto della zona e la produzione dell’essenza crebbe in modo esponenziale, determinando un ampliamento della domanda da parte dell’industria cosmetica e delle grandi case profumiere. Iniziò così per il bergamotto l’era moderna industriale. In pochi anni l’estrazione dell’essenza divenne completamente meccanizzata grazie all’introduzione delle “pelatrici”. Queste macchine raspavano la superficie del frutto con acqua corrente e convogliavano l’emulsione in centrifughe dove l’essenza veniva separata dall’acqua per differenza di peso specifico. Il procedimento, anche se con macchinari più evoluti e sofisticati, è ancora oggi adottato da tutti.

 

IN FARMACOLOGIA UN VERO TOCCASANA

Le proprietà salutari del bergamotto sono davvero tante. Anzitutto, il succo contiene una elevata quantità di vitamine C, B1 e B2 e l’albedo è ricco di vitamina A ed E. Perciò, svolge un’efficace azione riparatoria nei disturbi ossei provocati da alterato assorbimento del calcio, nei disturbi della dentizione, nelle collagenopatie, nell’astenia muscolare o ipereccitabilità neuromuscolare, nelle anemie da ridotto assorbimento di ferro, nella congestione epatobiliare e in diverse malattie con alterata permeabilità vasale.

Le prime osservazioni sui benefici dell’essenza di bergamotto, e in particolare sulle sue proprietà antinfettive rigeneranti, balsamiche e cicatrizzanti, risalgono al 1804 e si devono al medico reggino Francesco Calabrò che scrisse il trattato “Della Balsamica virtù dell’essenza di bergamotta nelle ferite”. Nei primi del ‘900 i poteri curativi dell’essenza furono sperimentati con successo in odontoiatria, ottenendo la completa sterilizzazione dei canali dentali. Gli elevati poteri antinfiammatori e cicatrizzanti del bergamotto furono ribaditi negli studi del Capitano medico Arturo Sabatini dell’Istituto di Chimica Fisiologica dell’Università di Roma. Grazie al contributo scientifico della ricerca, la superiorità naturale del bergamotto come disinfettante e antisettico si è consolidata e rafforzata nel tempo, dimostrando delle valenze esclusive. L’essenza infatti, a differenza di altri disinfettanti, è profumata, non macchia, non irrita, non corrode, non è tossica. Più salutare di così… Negli ultimi anni, la riscoperta del bergamotto come medicamento assolutamente naturale ha portato a un incremento della sua notorietà e utilizzo, evidenziando le sue straordinarie qualità purificanti, antiossidanti e sanitizzanti. Tra l’altro occorre ricordare che il bergamotto è l’unico frutto capace di conservarsi nel tempo senza alterarsi; la distillazione dell’essenza, infatti, si ottiene eliminando la componente fotosensibilizzante, il bergaptene. E in più è ottimo consumato tal quale.

Per le sue rilevanti proprietà antisettiche, lenitive e rigeneranti l’essenza di bergamotto è utilizzata per disinfettare la cavità orale e le zone del viso affette da foruncolosi, acne infetta e normalizzare le pelli grasse ricche di sebo. Inoltre è utile in caso di affezioni reumatiche e per allieviare i disturbi causati da cistite, leucorrea e altre infezioni o irritazioni del tratto urogenitale.

Nei mesi scuri e freddi d’inverno, l’olio di bergamotto rappresenta un valido sostegno per la psiche, evocando ricordi di solarità e purezza. In casi di mancanza di luce o stati depressivi, l’essenza di bergamotto si può integrare validamente alle terapie comuni. Infatti aiuta a combattere angosce e alza l’umore, ridonando ottimismo e serenità.

Il succo di bergamotto contiene un’elevata quantità di vitamine C, B1 e B2. In più il flavedo (la parte esterna della buccia degli agrumi) è ricco di vitamina A ed E. Per questi motivi una buona spremuta di bergamotto rappresenta un valido aiuto per il nostro benessere perchè esercita una valida azione riparatoria nei disturbi ossei provocati da alterato assorbimento del calcio, in quelli della dentizione, nelle collagenopatie, nell’astenia muscolare o ipereccitabilità neuromuscolare, nelle anemie da ridotto assorbimento di ferro, nella congestione epatobiliare e in diverse malattie con alterata permeabilità vasale.

Non meno prezioso è il contributo del bergamotto per quanto riguarda lo “stato di salute” dell’endotelio, il tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, linfatici e del cuore. I flavonoidi contenuti nel succo di bergamotto, incrementando l’attività di alcuni enzimi ad azione antiossidante, limitano la produzione di radicali liberi dell’ossigeno nella parete vasale e migliorano la produzione endoteliale di ossido nitrico. Insomma, bere una spremuta di bergamotto aiuta a mantenere in salute anche il cuore.

 

LA GRANDE NOVITÀ: Un alleato per combattere il colesterolo

Nel 2010 grazie a degli studi condotti presso il dipartimento di chimica dell’Università degli Studi di Cosenza sono stati individuati ed isolati due principi attivi presenti esclusivamente nel succo di bergamotto che inibiscono la produzione di colesterolo nel sangue. Tale risultato scientifico, peraltro brevettato dalla stessa Università e pubblicato sulle più importanti riviste scientifiche, ha suscitato un grande interesse da parte della scienza medica internazionale, avvalorando il ruolo terapeutico del bergamotto contro il colesterolo alto. Infatti è stato successivamente provato con sperimentazioni in vitro, su cavia e anche sull’uomo, che il succo di bergamotto, LA SUA POLPA E IL SUO ALBEDO, contengono due principi attivi naturali che inibiscono la produzione di colesterolo nel sangue e che agiscono da statina naturale sui livelli di trigliceridi e glicemia, senza provocare i gravi effetti collaterali che possono determinarsi con l’uso per scopi terapeutici di statine sintetiche contenute in farmaci convenzionali. Un recente studio del George Centre for Healthcare Innovation presso l’Università di Oxford (Uk) ha messo infatti in evidenza come le statine sintetiche non riducono il rischio di formazione di coaguli nel sangue, che in genere provocano i trombi. Senza contare che, come tutti i farmaci, le statine possono causare effetti collaterali e indesiderati.

 

La D.O.P. del Bergamotto di Reggio Calabria

Nel 2001 con Decreto della Unione Europea è stata istituita la D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) “Bergamotto di Reggio Calabria – Olio essenziale”. Tale Decreto contiene il disciplinare di coltivazione del frutto, delle lavorazioni per l’estrazione dell’olio essenziale e della sua commercializzazione e indica l’Organismo preposto al controllo e alla certificazione di qualità e genuinità del prodotto a seguito di una serie di analisi specifiche da effettuarsi sul “Bergamotto di Reggio Calabria – Olio essenziale”.

 

 

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